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Postato da: caiofabricius , alle ore: 18:40
di Fabrizio Peronaci
Fila di auto parcheggiate sulla banchina del fiume (foto Mario Proto)
La Mazda cabrio rossa targata Siena sfreccia sotto il San Michele a Ripa. Ma non sul lungotevere, magari: sulla banchina. Tra la ciclabile e l’antico muraglione. Alla faccia di chi, in questa tiepida sera di luglio, s’era assaporato una salubre passeggiata sul fiume. Cento metri più avanti, sulla pedana a pelo d’acqua di fronte alla Tiberina, comitive di ventenni bevono mojito ma qui, tra ponte Sublicio e ponte Palatino, altro che Rive gauche o London eye. Benvenuti nella ribalta dell’estate a più alto tasso d’inquinamento. E di malavita.
Sembra incredibile eppure la passerella musicale, culturale e d’intrattenimento più amata dai romani sta diventando, giorno dopo giorno e sotto gli occhi di forze dell’ordine, amministratori e organizzatori compiacenti, un posto da tenere alla larga. «Andiamo a vedere un film all’isola?» Bene. «E la macchina dove la metto?». Sul fiume. «Bella idea: anche perché lì i vigili non passano e non si paga neanche il ticket ». Il passaparola tra il popolo della notte deve essere stato rapidissimo e adesso (ore 23,50 di giovedì scorso) la colonna di auto parcheggiate sulla «passeggiata» estiva è ininterrotta.
Guardie del corpo con il giornalista, poco prima dell' aggressione (Proto)
Il parcheggio abusivo sulla banchina (foto Proto)
«Giornalisti, problemi?». Sì, tanti: specialmente per i troppo curiosi. Riprendere la fila di auto in divieto di sosta infatti non è gradito al punto che è lo stesso patron della manifestazione, Gianni Marsili («ero esasperato, chiedo scusa», dirà 24 ore dopo), a scatenare la punizione dei quattro agenti privati, due dei quali larghi come armadi e dal ghigno cattivo. Risultato: fotografo costretto ad allontanarsi in tutta fretta e cronista minacciato, spintonato, immobilizzato con robusta e dolorosissima torsione delle braccia dietro la schiena. «La tensione è diventata insostenibile, non vivo più: io qui sputo sangue per dar da mangiare a 300 famiglie e, quando rientro a casa, mi devo guardare le spalle», si giustifica il giorno dopo Marsili, che è concessionario della sponda del Tevere fino a ponte Sisto e da sei anni organizza la manifestazione.
Ma come è stato possibile che il «biondo fiume» si trasformasse in una sorta di enclave della malavita? Cosa è mai successo? «Di tutto, e qui non ci protegge nessuno - si accalora l’organizzatore di eventi - e allora può accadere che a mezzanotte, stanco e sfiduciato, scambi una brava persona per un ladro e non ti controlli più...». Già, i ladri. Nonostante la vigilanza, i furti nei magazzini a fianco alle birrerie sono frequenti. «Poi ci sono i vandali, le bande di teppisti sul lungotevere: un incubo. Dall’alto, in cima al muraglione, giorni fa mi hanno sfondato l’auto con un sampietrino. L’altra sera hanno lanciato bottiglie, e anche mezzo cocomero che rischiava di colpire una bambina di sei anni».
D’accordo, ma il parcheggio selvaggio a un metro dall’acqua? «Certo, c’è pure quello: ma non spetta a noi controllarlo. Io mi sto battendo per tenere alla larga una gang di parcheggiatori abusivi, e posso assicurare che c’è da aver paura...». Brutta estate, insomma. E finora, toccando ferro, non è ancora successo che una delle auto finisse a mollo. Sono le due di notte quando le macchine in fila indiana risalgono dalla banchina del San Michele e il fiume torna a respirare. Marsili, il giorno dopo, si batte il petto e rimpiange i tempi andati: «Picchiatore io? Ma che siamo matti? Io che organizzavo le feste dell’Unità con Berlinguer, che ho la stima di Veltroni e che se chiedi a Goffredo Bettini chi sono ti risponde: 'Ah sììì, Giannino'...». Buon estate a tutti. Ma almeno eliminate quel parking. Marocco, Italia.
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Categorie: piste ciclabili, ciclovia tevere, the marp

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